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Un ricordo della vita e dell’opera anagogica di Luigi Petriccione Caliel

 

di Claudio Arrigoni
 

Intendiamo ringraziare sentitamente tutti coloro i quali, a seguito dell’articolo “L’ultimo Occultista” pubblicato sul n° 10 di Elixir, ci hanno scritto per comunicarci, in molti casi entusiasticamente, la loro approvazione e la netta adesione all’iniziativa, il cui scopo era principalmente indirizzato a un recupero della figura e dell’opera iniziatica di Luigi Petriccione entro un’ottica chiara e obiettiva, sostenuta dalla testimonianza diretta e imparziale di chi ebbe modo di frequentarlo a lungo e di apprezzarne il messaggio e il primo insegnamento. Al di là dei tanti gratificanti messaggi ricevuti e delle numerose attestazioni di stima, affetto e riconoscenza da parte d chi lo conobbe, abbiamo ritenuto opportuno pubblicare questo importante “ricordo” scritto da Claudio Arrigoni, che a differenza di alcuni, che ancora insistono a parlarne (male) senza nemmeno sapere chi fosse veramente, gli fu vicino come alunno, discepolo e amico per venticinque anni, fino alla sua scomparsa. (La Redazione)

 

In seguito all’articolo ‘L’ultimo Occultista’ scritto da Pier Luca Pierini R. su Luigi Petriccione (Elixir n° 10), abbiamo riscontrato, insieme a tante conferme ed apprezzamenti, una ‘risposta’ apparsa in rete che si traduce in una breve considerazione, limitata purtroppo da oscuramento di verità e pesantezza di errore.

Credo invece che la complessa e nobile figura del prof. Luigi Petriccione sia stata sinteticamente ben evidenziata. E chi scrive lo può confermare con solida e diretta esperienza personale, perché dall’età di diciassette anni allievo, nel liceo classico di stato ‘N. Machiavelli’, e studente di storia e filosofia della cattedra del suddetto, quindi discepolo del suo insegnamento ermetico, uditore delle sue regolari esposizioni del ghibellinismo metapolitico ed evoliano, e delle sue lezioni di storia del ‘tradizionalismo militante’. Posso peraltro aggiungere a quanto già scritto da Pierini, che la sua vasta cultura sfociava anche nei domini dell’economia, della psicologia politica, della tecnica e scienza della guerra, della conoscenza scientifica della dialettica, del diritto, della storia delle religioni e delle lingue antiche.

Al di là di tutto ciò e del suo personaggio all’apparenza magmatico e mistagogico, egli ha spesso trasmesso a coloro che intorno a lui lo comprendevano e lo circondavano con intelletto d’amore, la sintesi accesa di un pensiero esoterico che dall’Egitto dei faraoni alla teocrazia federiciana degli Hoenstaufen, passando attraverso l’ermetismo neoplatonico, si completava nella Filosofia Eonica Kremmerziana.

                Possedendo il Petriccione, già dagli anni cinquanta, una validissima e rara biblioteca esoterica anche in lingua straniera, si era educati ad informazioni e competenze di alto livello nel dominio persino antiquario delle Scienze Occulte. Di particolare importanza erano i volumi dei testi principali dell’Alchimia Ermetica che custodiva gelosamente fra gli scaffali di una libreria situata nella sua camera.

Questo per dire che data l’epoca (inizio anni settanta) era altresì per me, suo discepolo, una fonte preziosa di apprendimento ed approfondimento della bibliografia e delle opere sulle quali lavorare.

Amava dire che nel medioevo, il Castello, quale luogo di studio e pratica del sapere iniziatico, si opponeva all’abbazia che invece rappresentava la tradizione della cultura religiosa monastica. Ed in effetti aveva trasformato la sua villa di campagna in una Dimora Castellare, con tanto di sala d’armi e mobili stile neo-gotico.

Ma perché non si dica che era solo l’atmosfera, l’aura e la speciale corrente magnetico-vibrazionale a suggestionare romanticamente la nostra giovanile formazione esoterica, dirò subito che Luigi Petriccione dedicava tempo, impegno e attenzione alla Pratica Rituale, sia individuale sia di catena, secondo una linea operativa che dal magismo del Gruppo di Ur si estendeva alla rituaria Kremmerziana terapeutica e non.

Nel dominio exoterico o, come si diceva qualche anno fa, anche in quello mesoterico, si dedicò ad un utile riordinamento del materiale occulto Rosacruciano, sia francese che inglese, lasciando liberi i Fratelli di integrare la Via kremmerziana tradizionale con Pratiche o Preghiere di queste importanti filiazioni europee.

Non c’erano nella sua persona errori sincretici di “sintassi” ermetica; anche l’importanza da lui attribuita al maestro Eliphas Levi ricordava piuttosto considerazione ed affetto per il suo ‘primo amore’ dell’iniziazione Cabalistica, che il suo vero Maestro di Pensiero. Che rimasero invece in massima parte J. Evola per la parte teorica e G. Kremmerz nella tradizione iniziatica Operante, dalla quale ci risulta si sia allontanato nell’ultimo periodo della sua vita. Anche rispetto alla Idea fondamentale di E. Levi della teofania di una chiesa gnostica con il papa mago e iniziato, il Petriccione restò conforme all’ideale Ghibellino del Sanctum Regnum ove il magistero occulto si incarnava celato nell’Arcano Sovrano, Scettro e Corona detentore dell’Arte Regia e Facitore di Ponti con il mondo divino e imperatorio.

Neppure dantesco nel senso di un G. de Giorgio o di esoteristi moderni, poteva dirsi il suo riferimento soprattutto alla tradizione magica tedesca di Agrippa von Nettesheym e al pensiero magico dell’ermetismo di Giordano Bruno. Sembrano in effetti divenire questi, fino alla S. P. H. C. I. di rito egizio, dalla quale però finì col separarsi, i Maestri clavigeri di introduzione ai misteri, del prof. Petriccione.

In tutta la serie di appunti raccolti al liceo, riguardo la storia della filosofia, si insisteva sempre, anche all’attenzione degli studenti, sull’importanza della Via Sperimentale Trasmutatoria e la Via Alchimico-Hermetica come Arte suprema di cangiare il vile piombo in Oro purissimo. Seguendo egli la prassi scritta ed orale dell’insegnamento degli ultimi eredi Operanti della Tradizione Osiridea.

Almeno fino alla prima metà degli anni settanta, sovente nelle sue lezioni parlava della Unità trascendente delle religioni, o per dirla con Bruno “Una est Religio in rituum varietate”; come dire che al di sopra delle diverse forme tradizionali si manteneva imperitura quella eterna fonte della Sapienza Arcana dalla quale derivavano le Vie delle varie aree cultuali, veramente Auree e di Magia Segreta. Coloro i quali hanno pertanto voluto calcare la mano, presentando Luigi Petriccione come abbacinante persona gravida di argentee illusioni, deformato da pletorici barocchismi occultistici e affabulanti visioni sincretiche, non prendono in considerazione, a parte gli ultimi anni caratterizzati da una grave e lunga malattia, il nucleo centrale dell’essenza per così dire “Geniale” di L. Petriccione. Che fu autentica espressione di fiammea e nordica nobiltà d’Antico Stemma Egizio-Rosacruciano ed Hermetico.

Del suo soggiorno in Sicilia (a Petralia Soprana), conservo tra l’altro una numerosa corrispondenza epistolare dalla quale traspaiono, oltre al suo consueto affetto paterno, anche rinnovate direzioni di indagine e approfondimenti delle filiazioni dell’esoterismo ottocentesco. Quindi una mente tutt’altro che spenta o malata anche dopo le sue asprezze di insegnamento e Iniziatura del periodo lucchese.

E’ inoltre il caso di richiamare il bellicoso audace coraggio del Petriccione nel sostenere liberamente le tesi della Filosofia Magica e la cura di numerosi discepoli in un ambiente così ostile e malevolo, sia nelle aule scolastiche che nel substrato clericale e provinciale della città. Che tanta afflizione e contrasti, a volte insanabili, gli procurarono ma che non lo piegarono a vili patteggiamenti o meschini opportunistici compromessi. Alcuni di noi dovettero lottare contro le proprie famiglie, sospettose e diffidenti verso una persona così carismatica. Senza dire delle vere e proprie persecuzioni dettate dall’odio di insegnanti catto-marxisti convinti di possedere l’esclusiva sulla mente e sulla formazione culturale degli studenti. Tutto questo mi fu comunque di aiuto al superamento della prova con la corrente volgare ed il cosiddetto dragone astrale. E fu una conquista vinta per Amore.

Insomma, si trattò fino alla fine (a parte il breve periodo della ‘tutela’ Hermetica operata verso di lui dall’allora ‘Gran Maestro’ Lehahiah) di una battaglia nella quale ‘Caliel’ fu (apparentemente) solo.

Ritornando ai primi periodi di contatto con lui, a fianco di letture e spiegazioni dell’opera omnia del Kremmerz e di altri maestri della Tradizione ermetica, che si svolgevano tutti i sabati fra i discepoli riuniti sotto la sua guida, si andava altresì praticando ed osservando l’insidiosa via, tutta cagliostrea, della esperienza magnetica con pupille per esplorare i contorni di quel metodo (Magnetismo e Magia) che anche lo stesso Kremmerz aveva trattato, invero assai prudentemente, nel primo dei suoi tre volumi.

Costretto a muoversi, nei suoi giovanili approcci esoterici napoletani, negli impervi e ormai disvelati dissidi delle baronie post-kremmerziane, fu sottratto da un cosiffatto rigido ‘clima’ infecondo alla destinazione di sicuro Maestro e Guida che per lungo tempo lo espose alla mancanza di conferme ed indirizzi certi sull’operato del suo Ascenso. La stessa ‘trappola’ della Chimera, con l’inganno di perniciose pupille, di eccessivo credito di fondatezza alle comunicazioni delle ‘sensitive’ non poté essere oggettivamente verificato o invisibilmente controllato dall’occhio vigile e riparatore di un Virgilio Hermetico.

Gli errori, fatalmente inevitabili in qualunque contesto, comunque ci furono, anche se in parte la CEUR, con Coraggia in prima persona, e le critiche ponderate e costruttive di qualche discepolo e amico, riuscìrono a limitarli.

A seguito di tutte queste vicende, degli attacchi personali subiti e anche dei molti nemici sia nella sfera profana che in quella occulta, Luigi Petriccione si ritirò nelle Stanze della sua Roccaforte. Pensieroso e lontano. Mi ricevette sempre quando volevo incontrarlo e i tratti della sua persona avevano assunto come una passiva intransigenza militare.

Lo frequentai assiduamente anche nella malattia e poi nell’infermità, sempre lucido e amorevolmente e scrupolosamente accudito dalla moglie, M.Luisa Medolago-Albani, mai trascurato o abbandonato anche nell’igiene e nella cura della persona, fino ai suoi ultimi giorni. Chi ha scritto di lui che era sporco e di impronta catagogica tradisce la Verità e offende gratuitamente, con indegne accuse e tracotanti menzogne l’Occultista, l’Adepto e l’Aristocrate, uno fra gli ultimi di Antica Tempra. Semplicemente ridicolo e inverecondo poi, chi ha scritto che negli ultimi anni della sua vita “fu persino ricoverato in una clinica psichiatrica”, raccogliendo acriticamente, a scapito della propria onestà intellettuale, chiacchiere di quart’ordine prodotte da sordida fantasia.

La testimonianza concreta e non isolata che ho in queste pagine rivendicata mostra per intero come Luigi Petriccione dei Duchi Giordano di Oratino, nella sua vita e nell’arco principale della sua opera, abbia con il suo utile, esemplare sacrificio cercato di accendere e irraggiare la Luce Infinita di quel Sole supremo alla cui Fonte si rivolgono gli Argonauti del Mare dell’Arcano.

A lui il merito immortale di aver alimentato nei cuori di quanti ne accolsero la virtù del suo Fermento sacro, il senso dell’occulta sapienza e la DETERMINAZIONE DELLA META.

Detto questo, una considerazione conclusiva a parte merita altresì il contributo interpretativo dato da Petriccione alla Storia della Filosofia, dalle origini al pensiero del novecento, ricco di spunti, annotazioni ed intuizioni che richiamano continuamente i criteri della metafisica pratica e della fenicia fiamma della sapienza caldea, trascritto negli appunti dei suoi cicli triennali di lezioni e non integralmente conservati.

Tengo infine a ricordare la magistrale illuminante esposizione di un Calendario Liturgico-Sacrale luni-solare, in chiave operativo trasmutatoria, successivamente divulgato in forma alterata, da lui intelligentemente e chiaramente descritto come il sigillo di una applicazione microcosmica nei gradini di Ascenso realizzatore del Grande Arcano cosmico e di antica magia sacerdotale del Tempio Egizio-Caldeo. Mirabile nella concezione, nell’alta intuizione e nella generale perfezione dei tempi delle fasi dell’Opus Hermeticum. Di questa Algebra della Matematica Celeste fu artefice rivelatore, anche fra gli alti gradi di talune gerarchie osiridee e non solo.

Leone generoso, bellicoso Marte possente, Seguace di Pallade Athena e del suo Celeste Attivo Intelletto; egli fu sempre e tenacemente prodigo di bene, Stella Fiammeggiante ignea riscaldò e rischiarò, come Magico Rubino, gli Aspiranti alla Luce e i veri Ierosofi.

Chi volle perdersi si perse.

Ma dal ricordo di Luigi Petriccione emana ancor oggi inviolato il nobile messaggio di Anagogia che dalla Mistica Scala dei coraggiosi veleggiatori dell’Argon porta alla conquista della autentica Consacrazione sublime dell’Alata Forza Divina dell’HORUS.


(Tratto dalla rivista Elixir n° 10 con il permesso rilasciato gentilmente dalle Edizioni REBIS)